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Il nome Palagonia sembra
derivare da Palìka, antica città fondata da Ducezio
attorno al tempio dei Palici nel V secolo a. C. Il paese
ha avuto nell'antichità altri toponimi, come Pantalia,
Pantegra, Pantagola, forse attribuiti, nei secoli del
primo millennio, ai vari agglomerati che in seguito alla
distruzione di Palìka da parte dei romani, dopo la seconda
guerra servile (102 d.c.), si formarono nelle zone vicine
(in contrada Cavoni, S. Giovanni, alla Pastucheria e a
Trefontane). Il territorio fu abitato nell'alto medioevo
da una consistente comunità cristiana. Passato il terrore
della dominazione saracena e con l'avvento del Normanni
cristiani, si pensa che questi gruppi si siano riuniti
nella località in cui sorse la primitiva Palagonia, cioè
alle pendici del Poggio Croce. Nel 1073 la terra di
Palagonia fu concessa dal Conte Ruggero al Vescovo di
Siracusa, come conferma la bolla, dello stesso anno, del
papa Urbano II. Nel 1301 il territorio fu concesso in
feudo a Blasco Alagona. La figlia Violante lo portò in
dote al marito Ruggero Passaneto, al quale venne però ben
presto revocata la concessione. Il dominio dei Gravina sul
feudo di Palagonia ebbe inizio nel 1407, con Giacomo
Gravina che ottenne la concessione del vassallaggio da Re
Martino, a cui succedette nel 1453 il figlio Carlo. Dopo
la morte dell'ultimo discendente dei Gravina, il Principe
Francesco Paolo, le terre di Palagonia furono lasciate in
eredità all'ospedale Civico di Palermo "Fatebenefratelli",
che ne assunse l'amministrazione servendosi di avidi
gabelloti del luogo. Questo portò a lotte sociali che
culminarono con una sollevazione popolare, risolta nel
1923 con la stipula del contratto definitivo di cessione
delle terre direttamente ai contadini.
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